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Editoriali

23 febbraio 2021

La grande sfida del Recovery Fund e l’allergia italiana ai fondi europei

Autore: Direttore Antonio Gigliotti
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L’Italia sta per ricevere 209 miliardi dall’Unione Europea (82 a fondo perduto) dal Recovery Fund. Soldi di cui l’Italia ha bisogno per uscire dall’importante crisi economica causata dal covid e rispetto alla quale soltanto un importante impegno di risorse pubbliche sta permettendo di nasconderne gli effetti.

La domanda tuttavia sorge spontanea.

L’Italia sarà veramente in grado di gestire tutti questi soldi?

Tra il 2014 ed il 2020 l'Unione europea ha messo a disposizione dell'Italia, attraverso fondi strutturali e di investimento, oltre 77 miliardi di euro: 46,5 per le politiche di coesione e 31 per la politica agricola comune.

"Questo importante volano di crescita rischia, però, di essere depotenziato dalle tante truffe, malversazioni, frodi e altri illeciti messi in atto da furbetti, truffatori e criminalità organizzata" facevano sapere dall'Ufficio Valutazione Impatto del Senato della Repubblica. Correva l'anno 2018.
Secondo la Guardia di Finanza - che ha svolto, dal 2014 al 2016, quasi 13 mila controlli - in 6 casi su 10 i contributi sono chiesti od ottenuti in maniera fraudolenta.

"E la percentuale - dicono ancora dall'Ufficio Valutazione Impatto - sale ancora per la PAC (politica agricola comune): 64%. Il picco delle irregolarità è nel Mezzogiorno, dove si concentra l'85% delle frodi su fondi strutturali e spese dirette della Ue. Al Centro va invece il record degli illeciti per agricoltura e pesca: quasi la metà dei casi".

Stando ad un importante inchiesta del Fatto Quotidiano, l’Italia nel 2017 era riuscita a spendere solo il 9% dei 75 miliardi di fondi Ue e cofinanziamenti nazionali cui ha diritto per il periodo 2014-2020, con uno sprint finale era arrivata ad utilizzare il 23% delle risorse e a destinarne il 68%. Tra i 28 Paesi europei solo Croazia, Slovacchia e Spagna hanno fatto peggio. Ma soprattutto perché la Penisola ha arrancato nel mettere a frutto Fondo sociale europeo e Fondo europeo di sviluppo regionale. Ovvero i 17,4 miliardi destinati ad aiutare i giovani Neet nella ricerca di un posto, a promuovere l’imprenditorialità, a ricollocare i disoccupati over 45 e finanziare l’aggiornamento delle lavoratrici che rientrano dalla maternità. E gli altri 33,5 miliardi che avrebbero dovuto finanziare lo sviluppo sostenibile, la competitività delle piccole e medie imprese, la ricerca e le nuove tecnologie, l’istruzione, la messa in sicurezza delle scuole. Soldi che sono restate in gran parte inutilizzati.

Speriamo che questa volta possa andare meglio.
 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata