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Editoriali

26 giugno 2021

Attenti al lupo. L’insostenibile prezzo della riforma

Autore: Paolo Iaccarino
editoriale antico
È tempo di riforme. Arriva in Parlamento la bozza della proposta di riforma dell'Irpef della commissione bilaterale all’uopo costituita. Finalmente, dopo le numerose audizioni in Commissione Finanze riunite di Camera e Senato che l’hanno preceduta, parte il confronto parlamentare sulla riforma fiscale. Al termine di questo lungo confronto, in particolare, le Commissioni hanno approvato un masterplan quale strumento di indirizzo politico per il Governo nella predisposizione della Legge Delega sulla riforma fiscale.

Per la verità dall’attuazione della Legge Delega n. 825 del 9 ottobre 1971, che fu emanata dal Governo dell’epoca per realizzare una riforma fiscale secondo i principi costituzionali del concorso di ognuno in ragione della propria capacità contributiva e della progressività, i tentativi di rinnovamento sono stati numerosi, tutti mestamente naufragati in disposizioni troppo parziali per produrre risultati reali. In un senso, senza un chiaro disegno di ristrutturazione sistemica, nell’altro, bruciati già allo stadio dell’approvazione della loro Legge Delega.

A base della proposta di riforma fiscale vi è un nuovo patto fiscale fra Stato e cittadini, scevro da pregiudizi nei confronti della “controparte” e lontano dai luoghi comuni che contraddistinguono il contribuente “evasore” e l’Amministrazione Finanziaria “tiranna”. In discontinuità rispetto al passato, la riforma assume i connotati di strumento di politica economica. Al centro della proposta l’obiettivo di favorire l’incremento strutturale del tasso di crescita economica mediante la riduzione dell’imposizione sui redditi da lavoro, la riduzione dell’aliquota media effettiva con particolare riferimento ai contribuenti nella fascia di reddito 28.000-55.000 e la riduzione della complessità normativa.

Un passo verso il futuro che, tuttavia, nasconde fra le sue righe un’irreversibile involuzione delle garanzie per il contribuente. Oltre i migliori propositi, nonostante l’intenzione dichiarata di elevare al rango costituzionale alcune parti dello Statuto del Contribuente, secondo la bozza la riforma dovrà essere conforme ai principi ed alle disposizioni del Regolamento UE n. 2016/679 per consentire nel prossimo futuro all’Amministrazione Finanziaria di utilizzare l’ingente mole di dati oggi bloccati nel rispetto del diritto alla privacy. Un modo, non troppo velato, per liberare la mano dell’Agenzia delle Entrate e rimuovere gli ostacoli che oggi impediscono il pieno ed indiscriminato utilizzo dei dati raccolti attraverso le numerose procedure telematiche. Stona, inoltre, l’assenza a qualsivoglia tentativo di riforma del contenzioso tributario, altro nodo di un sistema incapace di garantire una giustizia equa e tempestiva.

Andiamo per ordine. Deve essere colta positivamente l’attenzione posta al tema della semplificazione e certezza della norma. In questo senso va la proposta di una generale codificazione delle norme tributarie, che sollevi il contribuente dalla comparazione fra la disposizione originaria ed i successivi atti di modifica, e la cancellazione dei tributi minori, compresa l’Irap.

Nelle intenzioni la riforma avrà un chiaro tratto progressivo orientato ad eliminare le differenze tra le varie fonti di reddito. Entrambe le Commissioni concordano che il sistema di imposizione sul reddito dovrà evolvere verso un modello tendenzialmente duale, in cui il livello delle aliquote sui redditi da capitale, nonché degli regimi sostitutivi cedolari, sia sufficientemente prossimo all’aliquota applicata al primo scaglione Irpef. I regimi di imposizione sostitutiva, in particolare, dovranno garantire il rispetto del principio di equità orizzontale, eliminando le disparità di trattamento.

Conquistano infine un posto al sole il tentativo di reintroduzione dell’IRI, l’imposta sul reddito d’impresa finalizzata ad equiparare il trattamento tributario degli utili reinvestiti fra soggetti Irpef e soggetti Ires, e l’introduzione di un nuovo modello di versamento delle imposte dirette, secondo un meccanismo di rateazione opzionale, senza sanzioni ed interessi, che consenta il versamento degli importi dovuti in dodici rate mensili, sei per il saldo ed il primo acconto, altrettante per il secondo acconto.

Pensavamo fosse la nonnina ad attenderci sul letto della riforma, ma non era altro che il lupo, arditamente travestito. Il paragrafo 2.14, dedicato al contrasto all’evasione fiscale, ha i tratti propri dell’Amministrazione Finanziaria, intrisi della frustrazione accumulata di non poter utilizzare liberamente i dati derivanti dalla crescente digitalizzazione degli adempimenti fiscali. Nella proposta emerge, senza mezzi termini, la richiesta di eliminazione di tutti gli ostacoli che si frappongono all’utilizzo fattivo dei dati personali oggi inutilizzabili.

La riforma è un disegno di vita, il momento in cui viene pianificato lo sviluppo della nazione che sarà. Il sistema fiscale del futuro, nel segno della progressività e dello stimolo nei confronti dell’economia, non può barattare la semplificazione e la riduzione degli adempimenti e versamenti tributari con le minime garanzie ancora esistenti a tutela del contribuente. Non può una scorciatoia, proposta nel segno dell’interesse pubblico e dei principi costituzionali di universalità dell’imposta e capacità contributiva (art. 53), di uguaglianza (art. 3) e , perfino, del diritto alla salute (art. 32), all’istruzione (art. 34), alla giustizia ed alla difesa per i non abbienti (art. 24), sacrificare la tutela del contribuente nel miraggio di un sistema fiscale più equo che svanirà alla prima ispezione.
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