26 febbraio 2025

Nucleare a livelli record nel 2025

Picchetto: spero nell’okay alla legge delega entro l’autunno. Nonostante le diffidenze in Italia il nucleare potrebbe partire

Autore: Angela Taverna
Il rapporto dell’AIE (Agenzia Internazionale per l’Energia) parla chiaro: l’energia nucleare è destinata a raggiungere livelli record nel 2025. Nel documento The Path to a New Era for Nuclear Energy emerge chiaramente l’impulso che il nucleare sta avendo sulle politiche interne e sui processi tecnologici, grazie alla sua capacità di produrre energia pulita e alla crescita che potrebbe ulteriormente registrare, considerato l’aumento esponenziale della domanda di elettricità e la scarsità delle risorse disponibili.

Se, da un lato, il nucleare può contribuire significativamente alle economie nazionali, dall’altro i costi di impianto restano elevati, così come i ritardi nei progetti e le difficoltà di finanziamento. Ed è proprio in questo scenario che il coordinamento con l’Unione Europea sarà cruciale nella fase iniziale di autorizzazione degli SMR (Small Modular Reactors, piccoli impianti modulari), con il processo di licensing che avrà un impatto rilevante sui costi. La standardizzazione delle prime fasi del percorso abilitativo rappresenterebbe un passo fondamentale per l’ottimizzazione dei costi nei Paesi che intendono adottare questa tecnologia.

Dopo i grandi disastri del passato, l’opinione pubblica sul nucleare sta progressivamente mutando, con un ritorno significativo sulla scena europea e, in particolare, italiana.

Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto, forte sostenitore dell’energia nucleare, auspica che la legge delega sul tema si concretizzi al più presto, con un obiettivo temporale rinvenibile in questo autunno.

Sembrava che il capitolo del nucleare fosse definitivamente chiuso, con il “seppellimento” dell’atomo, ma la questione del costo dell’energia, più attuale che mai, ha riportato il tema al centro del dibattito, con tentativi evidenti di arginare le diffidenze che, seppur in diminuzione, ancora permangono.

Ci si interroga, infatti, sulla validità di ben due referendum in merito, che hanno chiarito la posizione degli italiani. Su questo, il ministro Pichetto sostiene con fermezza l’impossibilità di paragonare le tecnologie odierne a quelle del passato, rendendo legittima la riapertura della discussione in sede legislativa, anche in base all’orientamento della Corte Costituzionale, con l’obiettivo di superare l’ostacolo rappresentato da quello che lui stesso definisce “ambientalismo ideologico”.

Pichetto auspica, dunque, che il Parlamento approvi la legge delega – attualmente ferma a Palazzo Chigi per delle modifiche– così da porre il Paese nella condizione di scegliere, tra tre o quattro anni, se adottare un metodo di produzione energetica innovativo e in linea con i tempi. Rinunciare a questa opportunità rappresenterebbe, secondo il ministro, un sostanziale passo indietro.
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