2 aprile 2025

Pensioni, oltre 44 mila nuovi esodati dal 2027. Cgil lancia l’allarme

Necessari interventi immediati per evitare vuoti nella copertura previdenziale

Autore: Luciana Giampà
Nel 2027, in assenza di interventi correttivi, il requisito per la pensione anticipata salirà a 43 anni e 1 mesedi contributi (42 anni e 1 mese per le donne), mentre per la pensione di vecchiaia passerà da 67 a 67 anni e 3 mesi. Se fosse così, migliaia di lavoratori e lavoratrici che negli ultimi…

Scenari possibili e conseguenze

Se il Governo non dovesse intervenire, 19.200 lavoratori in isopensione e 4.000 con contratto di espansione si ritroverebbero con un vuoto di tre mesi senza assegni, senza contributi e senza tutele. Si ritiene opportuno evidenziare che si tratta di persone che hanno lasciato il lavoro nel pieno rispetto delle regole, firmando accordi con aziende e fondi, basati su date certe di accesso alla pensione. Inoltre, a questi lavoratori si aggiungono altri 21.000 lavoratori usciti con i Fondi di solidarietà bilaterali, per i quali, seppur con impatti diversi, si configurerebbe comunque un possibile vuoto di copertura previdenziale. Queste le osservazioni del responsabile delle politiche previdenziali della Confederazione, Ezio Cigna.

Il problema, inoltre, non si esaurisce con il 2027 ma riguarda anche gli anni successivi, e più in generale, l’impianto stesso del sistema previdenziale. Gli effetti dell’adeguamento alla speranza di vita pesano già oggi sulle nuove generazioni, costrette a posticipare sempre di più l’età della pensione e a fare i conti con assegni sempre più bassi, a causa della progressiva riduzione dei coefficienti di trasformazione. Siamo di fronte ad un meccanismo che rischia di minare la fiducia dei giovani nel sistema pubblico e di accentuare disuguaglianze già profonde, dichiara la segretaria confederale della Cgil, Lara Ghiglione.

I dati e la posizione della Cgil

Il possibile scenario prospettato dai dati dell’Osservatorio statistico Inps desta preoccupazione sul sistema pensionistico. Delle pensioni vigenti al 1° gennaio 2025, il 53,5% ha un importo inferiore a 750€; una percentuale che aumenta al 64,1% tra le donne. Di queste il 43,1% (4,1 milioni di pensioni) beneficiano di integrazioni al reddito legate alla soglia minima.

La Cgil continua a ribadire come sia inaccettabile che più della metà delle pensioni sia sotto la soglia della dignità e chiama all’attenzione il Governo, chiedendo una riformavera che garantisca pensioni adeguate e dignitose soprattutto per le donne e i giovani che spesso hanno carriere discontinue o lavori precari. Ma non solo, il messaggio lanciato dalla Confederazione Generale Italiana del Lavoro è chiaro: servono certezze per chi lavora oggi, per chi ha lavorato e per chi lavorerà domani. Si deve partire dal contrasto alla precarietà, dal riconoscimento della continuità contributiva, dalla costituzione di un sistema previdenziale giusto e universale.
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