Cresce l’attesa per il 2 aprile, ribattezzato come il “Liberation day”, infatti tutta l’economia mondiale ha gli occhi puntati sul presidente americano Donal Trump che annuncerà le decisioni definitive sui dazi.
In questi mesi, l’Europa non è rimasta ferma a guardare e i botta e risposta tra il presidente degli Stati Uniti e la leader europea, Ursula Von der Leyen non si sono fatti attendere. Il messaggio che arriva da Bruxelles è chiaro: l’Europa ha molte carte a disposizione.
La posizione di Donald Trump
Nei giorni scorsi, il presidente americano ha ribadito che sarà molto gentile con i partener commerciali degli Statu Uniti quando annuncerà le nuove tariffe. Dal canto suo, la decisione di imporre queste nuove tariffe è dettata da una sorta di “vendetta commerciale”, secondo Trump, infatti, altri Paesi si sono approfittati degli Stati Uniti, ma rassicura affermando che le sue decisioni saranno più gentili rispetto al comportamento assunto da altri Stati nei confronti degli Stati Uniti e che, i dazi americani saranno significativamente più bassi rispetto a quelli imposti da altri Paesi. Tuttavia, per avere delle certezze sul piano tariffario, si dovrà attendere domani.
La risposta dell’Unione Europea
Durante un discorso al parlamento europeo, la presidente Von der Leyen ha chiarito che l’obiettivo principale dell’Unione Europea è quello di trovare una “soluzione negoziata”, sottolineando come non sia stata l’Europa a dare inizio a questa disputa. L’intenzione non è quella di prendere necessariamente misure di ritorsione ma nel caso fosse necessario c’è un piano solido per agire. Il conflitto non interessa a nessuno, è vero, ma la leader si dice pronta a difendere gli interessi dell’Europa, dei cittadini e delle imprese europee.
Proseguendo il suo intervento, Von der Leyen ha sottolineato che i dazi reciproci del 25% che Trump vuole imporre saranno un incubo per tutti gli importatori statunitensi e, ad oggi, nessuno ha bisogno di questo, né l’America, né l’Europa. Si tratta di tasse che si rifletteranno nella vita quotidiana: i dazi sono tasse che pagheranno le persone, tasse per gli americani sui loro alimenti e sui loro farmaci e che contribuiranno solo ad aumentare l’inflazione.
La leader europea ha assicurato che il flusso commerciale tra l’UE e gli Stati Uniti è praticamente equilibrato e si è detta disponibile a lavorare con Washington sull’equilibrio commerciale sia di beni che di servizi. Tuttavia, non ha timore ad affermare che l’Europa ha molte carte con cui rispondere, dal commercio alla tecnologia, dalla dimensione del mercato unico alla diversificazione delle relazioni commerciali con Paesi Terzi.
L’allarme degli economisti: scelta dei dazi controproducente
La scelta dei dazi potrebbe essere controproducente secondo gli studiosi di economia che mettono sull’attenti gli Stati Uniti. L’economia americana potrebbe subire una brusca frenata, con un tasso di disoccupazione al 7% se venissero confermati i dazi universali al 20%, secondo il capo economista di Moody’s Analytcs, Mark Zandi. Nella peggiore delle ipotesi, la loro entrata in vigore nel trimestre in corso potrebbe far salire la disoccupazione al 7,3% agli inizi del 2027 che significherebbe la perdita di circa cinque mila posti di lavoro: il tasso di disoccupazione diminuirebbe al 6% solo nel 2028.
Tuttavia, la Casa Bianca ha rassicurato affermando che nessuna decisione è stata ancora presa e che i dazi al 20% è soltanto una delle ipotesi che si stanno valutando; la convinzione è che l’imposizione dei dazi sia necessaria per riequilibrare il sistema commercialeglobale che ha discriminato gli Stati Uniti per anni.
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