La risposta dell’Unione europea ai dazi imposti dagli Stati Uniti non si è fatta attendere: le contromisure partiranno dal 26 aprile. È quanto reso noto dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che non nasconde il profondo rammarico per le misure statunitensi. In una nota della Commissione si evidenzia che si tratterà di contromisure “rapide e proporzionate”.
Nella predetta nota la Commissione sottolinea il rammarico per la decisione degli Stati Uniti di imporre tali dazi, ritenendoli ingiustificati, dannosi per il commercio transatlantico nonché per le imprese e i consumatori in quanto si traducono in un aumento dei prezzi.
Di fatti, a partire da oggi gli Stati Uniti applicano una tariffa del 25% sulle importazioni di acciaio e alluminio. Le tariffe sono delle tasse e rappresentano un danno sia per le aziende che per i consumatori. Inoltre, interrompono le catene di approvvigionamento e portano incertezza per l’economia. In ballo ci sono molti posti di lavoro: è evidente che ci sarà un’impennata dei prezzi sia in Europa che negli Stati Uniti. Proprio per questo l’Europa non può rimanere a guardare ma deve agire per proteggere le aziende e i consumatori: questo il motivo delle contromisure che sono forti ma proporzionate. Gli Stati Uniti, di fatti, stanno applicando tariffe per un valore di 28 miliardi di dollari mentre le contromisure europee hanno un valore di 26 miliardi di euro. Ciò corrisponde alla portata economica delle tariffe statunitensi. È quanto reso noto in una dichiarazione dalla presidente della Commissione europea.
Le contromisure europee saranno introdotte in due fasi: partiranno dal 1° aprile e saranno pienamente operative a partire dal 13 aprile. Nel frattempo, l’Europa si dice aperta alle trattative. La direzione europea è chiara, in un mondo pieno di incertezze geopolitiche ed economiche, non è nell’interesse comune gravare le economie con tariffe; motivo per cui il Commissario per il commercio Maros Sefcovic è stato in caricato di riprendere i suoi colloqui per esplorare soluzioni migliori con gli Stati Uniti, conclude Ursula von der Leyen.
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