“E’ il giorno della liberazione”, tuona Donald Trump che ha annunciato i dazi per tutti i partner commerciali degli Stati Uniti, nessuno escluso. Indipendenza economica e rivalsa commerciale, è questo il messaggio del presidente americano che ha mantenuto la promessa e conferma dazi aggressivi per tutti, sia partner che avversari commerciali, tra i Paesi più colpiti il Giappone, seguito da Cina, Corea del Sud ed Europa.
Una decisione che potrebbe avere delle conseguenze disastrose e che potrebbe dare inizio ad una guerra commerciale e che, inevitabilmente, colpisce duramente l’Unione Europea e di conseguenza il nostro Paese.
Dazi, che cosa sono?
Dazi, una
parola che negli ultimi mesi abbiamo sentito e letto ovunque, sui giornali, sui social, in tv, ma precisamente di cosa si tratta? Sono delle
tasse che vengono applicate sulle merci, di qualsiasi tipo, nel momento in cui attraversano un confine nazionale,
strumenti di politica economica che hanno l’obiettivo di
aumentare il prezzo e rendere le
importazioni meno vantaggiose rispetto a prodotti o servizi nazionali.
Unione Europea, dazi del 20%
Un duro colpo per l’Unione Europea che vede tariffe pari al 20% per i propri prodotti. Europa nel mirino del presidente americano che ha speso parole tutt’altro che gentili dichiarando che l’UE ha trattato molto male l’America, imponendo dazi superiori al 10%. I paesi dell’Unione Europea sono stati molto duri sul piano commerciale, ci hanno derubato tantissimo e hanno imposto dazi per il 39% del valore, l’America, in risposta applicherà il 20%; queste le dichiarazioni di Trump.
La replica della leader europea Ursula Von der Leyen non è tardata ad arrivare, siamo di fronte ad un duro colpo per l’economia globale, queste le sue prime parole. La presidente della Commissione UE si dice pronta a reagire ma anche pronta a negoziare; tuttavia il messaggio è chiaro: pronti a finalizzare il primo pacchetto di contromisure e a prepararne altri in caso di fallimento dei negoziati.
Una posizione che trova l’appoggio di Giorgia Meloni che definisce l’introduzione dei dazi da parte degli Stati Uniti una misura sbagliata e non conveniente per entrambe le parti. Si dice pronta a fare tutto il possibile per cercare un accordo con il presidente americano con l’obiettivo di scongiurare una guerra commerciale che inevitabilmente indebolirebbe l’Occidente a favore di altri Paesi. Come sempre, evidenzia la leader italiana, si agirà nell’interesse dell’Italia e della sua economia, dando spazio al confronto con gli altri partner europei.
I dazi e l’impatto sulle imprese italiane
Un duro colpo per l’economia italiana e, inevitabilmente, per le imprese italiane. I dazi al 20% su tutti i prodotti agroalimentari Made in Italy porteranno ad un aumento da 1,6 miliardi per i consumatori americani, con un calo delle vendite che danneggerà le imprese italiane, oltre ad incrementare il fenomeno dell’italian sounding, con la diffusione di prodotti ‘tarocchi’, evidenzia Coldiretti che non maschera la preoccupazione.
Al calo delle vendite seguirà un danno in termini di deprezzamento delle produzioni, da calcolare filiera per filiera, legato all’eccesso di offerta senza sbocchi in altri mercati. È necessario lavorare per trovare una soluzione diplomatica che venga portata avanti in sede europea, sottolinea l’associazione.
Forte rammarico e preoccupazione anche da parte di Federvini che definisce questa decisione come una scelta che rappresenta un grave passo indietro nei principi di libero scambio internazionale e che danneggerà significativamente l’interscambio transatlantico. Il solo settore di vini, spiriti e aceti italiani ha un valore di oltre 2 miliardi di euro di esportazioni verso gli Stati Uniti e coinvolge 40 mila imprese e più di 450 mila lavoratori lungo l’intera filiera. La misura avrà degli impatti anche su consumatori e operatori oltreoceano: sono migliaia gli addetti delle società americane coinvolti nell’importazione e distribuzione di questi prodotti e l’aumento dei prezzi non sarà limitato ai dazi imposti ma si estenderà a tutta la catena commerciale.
Se da un lato sulle tavole dei consumatori statunitensi scompariranno etichette, non sostituibili da produzioni locali, dall’altro in Italia e in Europa si profila una grande crisi produttiva e occupazionale.
Sulla decisione è intervenuto anche il presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, Nicola Bertinelli che sottolinea come la situazione non li renda felici ma il Parmigiano Reggiano è un prodotto premium quindi l’aumento del prezzo non porta automaticamente ad una riduzione dei consumi. L’obiettivo è di lavorare per cercare di far capire per quale motivo non ha senso applicare dazi ad un prodotto che non è in reale concorrenza con i formaggi americani. Non nasconde l’impegno a voler sostenere la domanda in quello che è il loro primo mercato estero e che rappresenta oggi il 22,5% della quota export totale, conclude Bertinelli.
Elon Musk, probabile uscita dal governo americano?
A proposito di Trump e Stati Uniti, in questi giorni l’altro tema caldo è la possibile uscita di Elon Musk dal governo americano. Da alcune fonti riservate, citate dal quotidiano statunitense “Politico”, trapela un passo indietro di Elon Musk che potrebbe lasciare il suo attuale incarico governativo nelle prossime settimane, prima della scadenza fissata a fine maggio/inizio giugno. Il motivo che potrebbe portare a questa decisione è l’ imprevedibilità del miliardario, lamentata dall’amministrazione Trump e da molti alleati esterni che lo definiscono un “peso politico”.
Tuttavia, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, con un tweet su X smentisce la notizia definendola lo “scoop” spazzatura; anche Musk ha definito l’indiscrezione una “fake news” rilanciando il tweet di Leavitt.
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