Qual è il colmo per un commercialista? Evadere il fisco. E no, non si tratta di una battuta ma di un caso particolarmente eclatante in provincia di Padova, dove la Guardia di Finanza ha eseguito un sequestro preventivo di beni nei confronti di un imprenditore che esercitava le funzioni di dottore commercialista ma che non era mai stato iscritto all’Albo professionale.
La lotta all’evasione fiscale continua ad essere una delle priorità delle autorità finanziarie italiane, finalizzate a garantire il rispetto delle normative tributarie e la corretta contribuzione da parte di tutti i soggetti economici.
Oltre alla frode fiscale, l’imprenditore è accusato di esercitazione abusiva della professione, infatti l’iscrizione all’Albo professionale dei commercialisti non rappresenta solo un requisito formale, e indispensabile, per esercitare la professione, ma anche una garanzia di competenza, deontologia e rispetto delle normative vigenti.
Siamo di fronte a dei reati che non solo danneggiano le entrate fiscali dello Stato ma minano anche la fiducia del pubblico nei confronti dei professionisti onesti e qualificati.
Le indagini
Le
indagini sono state condotte dai finanzieri della Compagnia di Cittadella, in provincia di Padova, che in base ad una
verifica fiscale eseguita nei confronti della società operante nel settore delle consulenze amministrative nel padovano, è risultata
inadempiente agli obblighi tributari.
Dall’
analisi sui
documenti e dagli
approfondimenti investigativi è emerso che il titolare avrebbe conseguito un risparmio di imposta di
oltre mezzo milione di euro, che poi sarebbe stato
autoriciclato in due automobili aziendali e investimenti in auto d’epoca, orologi preziosi e polizze assicurative.
Una parte di questi soldi non dichiarati sarebbe stata trasferita sui
conti correnti della moglie, indagata per riciclaggio.
Tra i
beni sequestrati:
- denaro;
- quattro immobili;
- polizze assicurative;
- auto d’epoca;
- orologi di lusso;
- quadri d’autore.
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