“Houston, abbiamo un problema”, dicevano gli astronauti della sfortunata missione Apollo 13, e per non essere da meno anche noi, qui dall’astronave Italia, di problemi ne abbiamo parecchi.
Uno dei più urgenti da risolvere – voce di un elenco quasi infinito - riguarda il potere d’acquisto degli italiani, che malgrado un’inflazione in discesa continua a calare in modo inesorabile. Da queste parti, il numero di poveri ormai sfiora i 6 milioni di persone, il 9,8% della popolazione, con una crescita devastante dei cosiddetti “working poor”, coloro che malgrado possano contare su un lavoro non riescono a uscire dal vortice della povertà assoluta.
“Il reddito da lavoro – ha precisato l’Istat - ha visto affievolirsi la sua capacità di proteggere individui e famiglie dal disagio economico. Tra il 2014 e il 2023 l’incidenza di povertà assoluta individuale tra gli occupati è passata dal 4,9% nel 2014 al 7,6% nel 2023. Per gli operai l'incremento è stato più rapido passando da poco meno del 9% nel 2014 al 14,6% nel 2023”.
Come evidenziato dal monitor di “Area Studi Legacoop” e “Prometeia”, rispetto all’Ipca (Indice dei Prezzi al Consumo) del gennaio 2021, quello registrato lo scorso mese di agosto faceva segnare un preoccupante +14%, con picchi del 21 sugli alimentari non lavorati e un +51% sugli energetici. Il problema, o meglio una piccola parte di questi, si deve agli effetti a lungo rilascio della sfiancante guerra Russo-Ucraina, con i prezzi aumentati di colpo e incapaci di tornare ai livelli pre-crisi, con l’aggravante dell’adeguamento dei salari, a loro volta bloccati nella crescita per via dei mancati rinnovi contrattuali e della scarsa capacità di indicizzazione.
Va da sé che l’erosione del potere d’acquisto si sia fatta sentire con particolare intensità fra i lavoratori dipendenti, con i salari orari cresciuti di un misero 1,2% dal 2021, di molto inferiore del 3,3% dell’eurozona. Il risultato? Malgrado un recupero nel 2024, con un incremento dei salari negoziati del 3,6%, il potere d’acquisto reale degli italiani resta ben lontano dai livelli pre-crisi.
“Se le imprese sono riuscite a difendere i propri margini trasferendo i maggiori costi sui beni finali, i salari hanno invece subito, in particolare in Italia, una forte erosione del potere d’acquisto non ancora recuperata, con una riduzione di quasi il 10% in termini reali rispetto al periodo pre-crisi - racconta lo studio di Legacoop e Prometeia – un gap che si registra anche sul piano del reddito disponibile delle famiglie, che in termini reali fatica a recuperare i livelli pre-crisi, ponendo dubbi sulla futura dinamica dei consumi”.
Secondo una ricerca di “Allianz”, le famiglie più povere sono esposte in modo sproporzionato all’aumento del cibo (+17% anno) e delle utenze (affitti, acqua, luce). Ma anche in questo caso, non manca un paradosso tutto italiano, evidenziato lo scorso luglio dal “Corriere della Sera”, che riportava i risultati di un’altra analisi secondo cui la spesa per i beni come gli alimentari ha toccato cali importanti (-2%), mentre al contrario, l’acquisto di beni durevoli come le automobili, o semi-durevoli (come abbigliamento, giocattoli e beni culturali) ha continuato a crescere malgrado l'impennata del costo della vita.
“In questi anni - commenta Simone Gamberini, presidente di Legacoop- il Paese ha mostrato vitalità, ma la pandemia ha notoriamente lasciato strascichi importanti sul piano economico, sociale, internazionale. Alla luce dei dati odierni, è ancora più apprezzabile la tenuta sostanziale dell’Italia, perché è evidente che la società italiana, nella sua larga maggioranza, è stretta in una morsa tra permanere dell’inflazione, degli alti prezzi e dell’inconcepibile perdurare di un trend salariale più basso degli altri paesi europei. Così, è ovvio che il ceto medio si percepisca ‘in declino’ e impotente di fronte a un ascensore sociale bloccato.
E la fiducia nel futuro, in particolare dei segmenti della società più dinamici e innovativi, è il nostro primo e unico ingrediente per lo sviluppo”.